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Il sito Uilpa.it ripropone alcuni video degli eventi più significativi del IV Congresso Nazionale Uilpa. I filmati saranno visionabili sul portale, sulla pagina Facebook UILPA - Uil Pubblica Amministrazione e su Twitter (@uilpanazionale).

Oggi vi mostriamo la cerimonia di consegna del premio "La Penna Rosa", organizzato dalla Uilpa Esteri per premiare la giornalista che, nel corso del 2013, si è distinta come inviata italiana nel mondo. L’iniziativa è finalizzata a sottolineare il lavoro continuo ed attento che le giornaliste italiane “di guerra” svolgono per la pubblica informazione nel mondo, spesso interagendo con le nostre strutture diplomatiche, consolari e/o culturali italiane all’estero e talvolta facendo d’esse la base operativa dei loro servizi giornalistici.

La corretta informazione mediatica, infatti, non di rado riesce a supportare il silenzioso e meno appariscente lavoro del personale tutto della Farnesina nelle zone e nei momenti di crisi, così come il silenzio stampa in alcuni casi può essere d’aiuto alla soluzione positiva di questioni diplomatiche. Nel segno di questa collaborazione tra informazione e servizio pubblico all’estero, il premio è rivolto esclusivamente alle donne inviate nei territori di guerra o di crisi e si riferisce all’attività svolta dalla giornalista nell’anno precedente a quello in cui si conferisce il premio.

Per il 2013, la UILPA Esteri ha deciso di conferire il premio alla giornalista RAI Lucia Goracci, con le seguenti motivazioni: «Per la serietà dell’informazione fornita attraverso il video, per la professionalità dimostrata durante i servizi da sedi di guerra e/o di crisi, per l’imparzialità delle posizioni e dei commenti. A Lucia Goracci la UILPA Esteri conferisce, quest’anno, il premio “La penna Rosa” anche per la sua capacità di raccontare, attraverso immagini e testi, non solo i fatti occorsi in aree del mondo attraversate da grandi tragedie, ma di averlo fatto con gli occhi e il cuore di una donna che ha guardato alla condizione specifica di altre donne vittime, spesso, di culture oppressive e discriminanti».

 

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